venerdì 15 maggio 2009
Tempi duri per la Terra dei Cachi
La Terra dei Cachi era un posto pieno di tanta gente diversa, e purtroppo alcuni di questi si erano macchiati in passato di crimini e scelleratezze innominabili. Alcuni perché orgogliosi delle loro idee, altri orgogliosi dei loro soldi. Fatto sta che, sebbene non tutti fossero come costoro (anzi, molti erano brava gente), il mondo vedeva gli abitanti della Terra dei Cachi come creature terribili, pericolose, evitabili nel migliore dei casi, annientabili nei peggiori. Il resto del mondo stava infatti decidendo cosa fosse meglio fare della Terra dei Cachi: conquistarsela e dividersela? Liberarla, indebitandola di tale favore? Era un grosso dilemma, anche perché i Caconi erano molto ricchi e potevano comunque far comodo. Ma intanto che decidevano non potevano restarsene con le mani in mano. La situazione andava tenuta sotto controllo: gli abitanti della Terra dei Cachi andavano tenuti lì dov'erano - in quanto pericolosi, sporchi e malvagi - e non potevano permettersi di lasciarli emigrare.
E fu così che le frontiere vennero chiuse, e i barconi carichi di abitanti della Terra dei Cachi dovettero fare dietro-front dinanzi alle leggi di tutti i Paesi del mondo, che andavano sotto il nome di Decreti Sicurezza. Sicurezza dagli abitanti della Terra dei Cachi, troppo cattivi e diversi, e quindi rischiosi, per venir ammessi in altre terre.
Insomma, dicevo: tempi duri per la Terra dei Cachi.
martedì 12 maggio 2009
Papipappone
Parla a vanvera, e ogni suo discorso ha finalità riproduttive. Non sa muoversi da solo, a causa di gambe troppo corte e di un pelo folto e unto sul capo, e quindi dev'essere manovrato.
Infatti, si crede che i papipappone siano circondati da una serie di parassiti che in simbiosi lo difendono, lo puliscono, lo muovono, lo fanno giocare... e lo fanno anche ragionare: spesso infatti molti suoi sproloqui vengono smentiti nei giorni successivi. Egli vive secondo un basilare e primordiale istinto di sopravvivenza, e sta ai simbionti che vivono con lui rimediare ai suoi comportamenti privi di intelletto.
Un papipappone è molto più di un pavone: ostenta la sua "bellezza" con feroce prepotenza, intimorendo i suoi avversari: che sia per il dominio del suo territorio (che egli marca regolarmente di giorno in giorno grazie ai feromoni Fedina, Vespone, Giordanino, Belpietrisco, Ricotta, Mimone, Faccilpiacere e Filtri), o per la priorità sulla preda catturata (che spartisce con la marmotta azzannatrice utris dellutris) e i cui avanzi lascia poi ai suoi cuccioli (naturali o adottivi) da lui sapientemente battezzati: Dalemo, Fascino, Ruttello, Bussi, Calderrosto, Borgotrapezio, Gheduino, Gaspare, Boccolino, Mastellinopanevino, Bonoadareaiuti, Chicchiricchitto, Velcroni e Franziskinir. Questi e molti altri, poiché dati i successi riproduttivi del famigerato papipappone, è evidente che dal suo harem spuntano e spunteranno fuori molti papini.
Quest'analisi è breve e poco dettagliata, a causa dei pochi dati in possesso su questa creatura, riluttante a osservazioni ed esperimenti: Silvano, infatti, come alcuni della sua specie, predilige vivere fuori da occhi indiscreti, snobbando i suoi predatori, e tutte le sue prede (catturate o rubate da altri animali) preferisce sotterrarle cosicché nessuno le scovi ed egli possa consumarle poco a poco senza che nessuno se ne accorga o gliele freghi.
Questo, c'è da dirlo, spesso lascia a bocca asciutta molti dei suoi cuccioli (quelli adottivi, per lo più) che guaiscono e si arrabbiano. Ma lui che ha grandi orecchie da mercante si gira dall'altra parte - il movimento gli fa partire un peto che spettina i cuccioli e li lascia inebetiti - e continua a masticare allegramente.
martedì 31 marzo 2009
Spengo la tv (ia-ia-oh)
Accendo la tv, rabbrividisco e la spengo.
Alcune ora dopo la riaccendo, dimentico dell'errore o forse speranzoso. Inutile, rabbrividisco di nuovo. Cambio canale, allora; per così dire, ritento. Ma che ci volete fare, facce come quella di Enrico Papi non hanno senso.
La vecchia fattoria ia-ia-oh è passata di moda, ora le fattorie hanno solo animali a due gambe. Poveri animali – quelli veri, intendo – che si vedono espropriare il loro ruolo da animali che gli animali non li sanno fare. Lo zio Tobia ora si chiama zio Maria, in arte De Filippi. No, aspetta, si chiama zia Simona, in arte sVentura. No, sbaglio ancora, si chiama zia Paola Peg Perego. Beh, in fondo si assomigliano, scusatemi la confusione.
Spengo la tv, dicevo. La spengo e rimango a pensare col telecomando in mano. Forse ho un po' la stessa faccia di Isaac Newton quando aveva la mela in mano: era meditabondo, prima di avere quella strana idea della gravità. Io invece rimango meditabondo, e non ho idee, penso solo alla gravità della situazione. C'è silenzio, infine. Guarderei un film, ma ho osato troppo. L'ho accesa, anche se per pochi secondi di rischioso zapping, e ormai il virus mi ha colpito. Sento il mio cervello che si mette da parte, dice “lascia stare, amico, io vado a farmi un paio di bicchieri”. Ed eccolo là, steso sul bancone con un po' più di due bicchieri. D'altronde, che potevo pretendere, c'è un limite a tutto e anche i più forti si lasciano abbattere. Lo capisco, il mio cervello c'ha provato, ancora una volta, a trovare un senso in quella scatola piena di Mulini Bianchi e tette assortite. Gli Uomini della Farina fanno panini alla cocaina, il robot Emiglio sparge petali di rosa sotto i tacchi del Grande Puffo e intanto centinaia migliaia di rumeni si ritrovano affetti da un'epidemia, la stuprosi fulminante (e intanto tutti sbavano legittimamente sui seni generosi delle colleghe del puffo Chiambretto). Si sa, i puffi son così.
Così rifletto, telecomando alla mano, e intanto la tv mi guarda, provando un brivido all'altezza della presa scart perché sa bene che domani la riaccenderò, ingenuamente sperando.
lunedì 15 dicembre 2008
Ebbene l'attesa è finita (Dedicato alla vita di tutti giorni)
Sempre avanti, colpo su colpo, giorno dopo giorno, a mazzate e colpi di asce bipenne e parate con enormi scudi e rovinose cadute sotto i colpi schiaccianti del nemico tempo. E voi qui, sempre qui davanti a questo schermo ad aspettarmi, fedeli come il cane Argo, vigili come la bella addormentata nel bosco a vegliare questa lunga pausa, questo triste periodo che precede questo mio nuovo post. Ebbene l'attesa è finita e le vostre veglie sono ricompensate con questo mio breve ma intenso intervento che probabilmente è pieno di errori di ortografia (molte virgole probabilmente mancano e alcune non dovrebbero esserci).
Per lo meno torno a scrivere dopo molto tempo e questo mi da sollievo, più che delle mazzate che ho preso sull'elmo e sullo scudo e tutte le volte che il peso dei colpi del giorno trascorso mi accucciavano per terra e mi sbucciavo le ginocchia, il mio sangue si mescolava alla polvere e le pellicine mi facevano un male cane; un dolore lancinante che mi ricordava di essere vivo, di essere nato per combattere il tempo, di divenire un'eroe immortale come il bianconiglio, sicuro delle mie azioni come il famosissimo principe azzurro.
Ora lasciatemi riposare che sono molto stanco dopo queste continue battaglie e domani devo alzarmi presto per tornare a buttarmi nella mischia perché il nemico mi ha dato una tregua per questa notte soltanto, come fosse un premio, il riposo di una notte dopo un leale duello millenario su di un fronte inamovibile, schiacciati l'uno contro l'altro dal fragore delle sole nostre armi, sepolti dai nostri invincibili colpi.